Tribunale Popolare

BANDE MAGNETICHE CM 50 X30Si annuncia che siamo alla ricerca di magistrati e appartenenti alle FF.PP., moralmente integri, in attività o in congedo, da annettere al Tribunale e rispettiva Guardia Popolare sotto l’egida della Legge Naturale e Comune.

Le candidature potranno essere inviate attraverso il sito cortesovrana.it compilando l’apposito modulo. Eventuali ulteriori domande potranno pervenire anche attraverso la relativa pagina Facebook intitolata: Tribunale Popolare.

Coloro che hanno già espresso palesemente la propria Condizione di Sovranità potranno, anch’essi, aderire agli Istituti, tramite il modulo sopra indicato.

Atto Costitutivo / Constitution

Abbiamo deciso, sebbene in ritardo, di pubblicare l’Atto Costitutivo del Tribunale Popolare Internazionale di Common Law di Oristano, fondato nel Gennaio 2015, nell’omonima cittadina della Sardegna. Tale decisione, oltre che doverosa, è maturata nel momento in cui abbiamo constatato che i tempi sono maturi, dimostrazione del fatto che gli individui consapevoli stanno aderendo con sempre maggiore frequenza all’Istituto, tramite l’iscrizione attraverso il presente sito.

L’atto è stato pubblicato anche in versione inglese per essere disponibile agli stranieri.

Atto Costitutivo

Atto Costitutivo (E)

IMPORTANTE: 9 ore in Tribunale. “Ho arrestato un giudice. da privato cittadino” ’ingegnere Giuseppe Testa Avellino

Barricato per 9 ore in Tribunale. «Ho arrestato un giudice. Ho fatto un arresto da privato cittadino. Ma le forze dell’ordine l’hanno lasciata scappare. E’ evasa. E intanto, fino a quando non mi date il verbale d’arresto, io di qui non me ne vado». E con queste parole l’ingegnere Giuseppe Testa, 89enne di Avellino, ha tenuto impegnati carabinieri, polizia (sul posto anche il vicequestore Iannuzzi) e vigili urbani fino alle 20:30. Nessuno è riuscito a farlo ragionare. Nessuno lo ha convinto a recarsi in caserma a sporgere una regolare querela contro il giudice in questione: «L’arresto l’ho fatto qui e il verbale deve essere redatto qui, al terzo piano del tribunale di Avellino. E mano a mano che si avvicinava l’orario di chiusura degli uffici giudiziari, le 18, si facevano strada le ipotesi più azzardate, fino al prelievo forzato dell’ingegnere o al suo ricovero in tso da parte del 118. Fino a che la situazione non è stata risolta dagli agenti della polizia municipale di Avellino, che con un computer portatile ha finalmente raccolto le dichiarazioni spontanee dell’ingegnere: «Questo è un processo verbale – ha precisato l’ingegnere Testa-; voglio che venga ufficializzato il mio arresto del giudice, anche se in questo momento non si trova più qui». Tutto è inizia ieri mattina alle 11:30, mentre al terzo piano del palazzo di giustizia di Avellino, aula del giudice per le esecuzioni immobiliari, si tiene l’udienza per la vendita all’incanto dei beni di proprietà delle società rappresentate dall’ingegnere. Beni posti in vendita su istanza dell’allora Banca Popolare dell’Irpinia (alla quale è poi subentrata la Mutina Srl, società per cartolarizzazione dei crediti dell’ex Bpi): «E’ una procedura di espropriazione coattiva – ci spiega l’avvocato civilista dell’ingegnere, Tiziana Teodosio – che va avanti dal 1990. Già nel passato l’ingegnere ha sporto denunce penali e promosso azioni civili contro quel provvedimento ingiusto, ma senza mai ricevere nessun riscontro. Evidentemente questa mattina l’esasperazione ha avuto la meglio». «Sono vittima di un accanimento che va avanti da 26 anni – dice l’ingegnere -. Era arrivata l’ora di dire basta. Sto lottando per la vita della mia famiglia. Vogliono farmi passare per pazzo, ma non rinuncio ai miei diritti e alla mia battaglia di legalità. Vogliono vendere all’asta dei beni che mi appartengono e vogliono farlo senza averne neanche i titoli». L’esasperazione dell’ingegnere è esplosa alla fine dell’udienza di ieri mattina (che è stata tra l’altro rinviata a settembre per mancanza di offerte): Testa si è avvicinato al giudice e davanti a tutti, ad alta voce, l’ha ufficialmente dichiarata in arresto: “per i reati di tentata estorsione, riduzione in schiavitù, usura, omissione d’atti di ufficio e malversazione”. E’ lo stesso ingegnere, in un momento di pausa dell’intenso pomeriggio, a raccontarci quei concitati momenti: «All’inizio il giudice ha pensato che stessi scherzando, ma poi ha capito che facevo sul serio. Hanno allora chiamato uno dei carabinieri che presta servizio in tribunale e lo abbiamo aspettato insieme per qualche minuto. Poi il giudice si è stancato di aspettare nell’aula e ha detto che se ne andava in cancelleria. Mi ha detto “non si preoccupi ingegnere, non me ne scappo”. Poi è arrivato il carabiniere, ha raccolto la mia versione dei fatti ed è entrato nella cancelleria dal giudice. Insieme se ne sono usciti e se ne stavano per andare: li ho fermati chiedendo il verbale dell’arresto che avevo fatto da privato cittadino e il carabiniere mi ha risposto “dopo, dopo”. E invece ho poi saputo che è stato il giudice a presentare una denuncia contro di me. A questo punto ho deciso di non andarmene, che sarei rimasto qui in tribunale fino a che non mi avessero portato quel verbale del mio arresto. Sto difendendo un patrimonio che mi sono sudato una vita» (Gianluca Rocca Il Mattino).

Sovranità Individuale Applicata e Diritto all’Istituzione di Un Tribunale Popolare della Common law

Premesso che la Sovranità Individuale va ben oltre qualsiasi norma corporativa emessa dalla Repubblica d’Italia S.p.A., siamo a fornire qualche consiglio utile a coloro che si identificano ancora, per volere o ignoranza, nella figura giuridica di Cittadino.

Nel caso malaugurato che si venga costretti a presenziare davanti a un presunto giudice da parte delle forze dell’ordine, o comunque ci si trovi davanti a l’emissione di una sentenza per reati penali che riguardano la violazione di normative corporative ma che le azioni originarie non hanno causato alcun danno a persone o cose, e quindi non hanno violato le Leggi Naturali, consigliamo di agire come di seguito indicato.

Sottolineato che le corti togate derivano da una vera e propria truffa ai danni degli individui, ma anche ai danni dei cosiddetti cittadini ignari, ed essendo consapevoli che la gente comune ha perso la capacità di considerarsi sovrana e si lascia abbindolare, intimidire e gestire da persone auto-referenziate, chiamate giudici, ma che sono in realtà arbitri di controversie amministrative, provenienti da una casta che si autoproclama all’interno di quella loggia massonica chiamata università, ricordiamo, a quanti non ne fossero a conoscenza, che l’articolo 383 del c.p.p. dell’azienda Italia, al primo comma, prevede che gli individui privati hanno la facoltà di procedere all’arresto in flagranza nei casi di arresto obbligatorio previsti dall’articolo 380 del c.p.p. e purché si tratti di delitti perseguibili d’ufficio. È bene sapere che, secondo l’art. 382 Codice di Procedura Penale, è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato.

Uno di casi citati nell’art. 380 del c.p.p. per i quali è previsto l’arresto obbligatorio è il delitto di riduzione in schiavitù, condizione che si verifica proprio all’atto della costrizione attuata da un presunto giudice togato che, arbitrariamente, ordina la presentazione di un soggetto davanti a lui.

L’art. 383 del Codice di Procedura Penale stabilisce che “ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza”, con l’obbligo consequenziale di “senza ritardo consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia”. Inoltre, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 89 del 1970, ha precisato che il privato, quando agisce in presenza dei presupposti previsti dalla norma che gli consente l’arresto in flagranza, acquisisce la veste di organo di polizia, sia pure in via straordinaria e temporanea, e di conseguenza viene a godere, nell’esercizio delle funzioni pubbliche assunte, della stessa speciale posizione giuridica conferita ai soggetti che esercitano poteri di polizia giudiziaria.

Infine consigliamo, all’atto della lettura di una sentenza in nome del Popolo Italiano, da parte di un giudice, d’interromperlo e di chiedere l’esibizione dell’originale delega scritta che dimostri tale conferimento d’incarico da parte del Popolo Italiano. Se il giudice non è in grado, cosa molto probabile, perché inesistente, vi è l’aggravante del reato di truffa, false dichiarazioni, ecc.

Pertanto, oltre a dichiarare il giudice in arresto in flagranza di reato, è possibile chiedere l’immediato intervento delle forze dell’ordine presenti in aula che, rifiutandosi di adempiere al loro dovere d’ufficio, oltre a commettere il reato di omissione d’atti d’ufficio, con l’aggravante data dal fatto che rivestono una carica pubblica, si renderebbero automaticamente, altresì, complici del reato di schiavitù e di tutta una serie di altri reati e aggravanti sopra citati.

Reciproco riconoscimento

Immagine (2)Vi comunichiamo che, in data odierna, il Tribunale Popolare della Legge comune di Oristano e il Movimento di Liberazione Nazionale Sardo, hanno raggiunto e firmato l’accordo di reciproca collaborazione e intenti.

Il Tribunale Popolare e la Guardia Popolare ad esso annessa, a partire da oggi 04 settembre 2015, rimangono a disposizione nei propri compiti d’Istituto, nei riguardi del direttivo del Movimento di Liberazione Nazionale Sardo.

Di quando sopra si dà atto per dovere d’ufficio e opportuna pubblica conoscenza.

Si ricorda che le adesioni agli Istituti del Tribunale e della Guardia Popolare possono avvenire tramite il sito web tribunalepopolare.org e quelle al Dipartimento di Polizia Nazionale Sarda tramite il sito mlns-guvernu.org

 

Corti Popolari nel Mondo

Articolo web del 09 febbraio 2013 di Alfredo D’Alessandro

Fonte originale: Messico tribunali popolari

La giustizia fai da te si sta diffondendo in Messico, uno dei paesi a più alto tasso di criminalità del mondo. La scorsa settimana nel comune di Ayutla, nello stato di Guerrero, sono stati inaugurati i primi processi dei tribunales del pueblo, veri e propri organi giudiziari creati dalla comunità locale per punire delitti legati al crimine organizzato come omicidi, sequestri, estorsioni e traffico di droga.

Giovedì 31 gennaio, nella piazza Mesòn di Ayutla, sono iniziati i processi contro 54 persone detenute presso le carceri comunitarie. I cittadini di questo comune messicano, di fronte all’inerzia delle autorità statali, hanno deciso di fare da sé e punire i responsabili dei crimini. Il giudizio emesso è paragonabile quasi ad un rituale tribale e prevede pene e sanzioni secondo gli usi e le tradizioni della popolazione locale, per la maggior parte membri della comunità indigena mixtecos.

Quello di Ayutla non è un caso isolato. Ad ispirare la nascita dei tribunali popolari è stata l’iniziativa di un altro comune, quello di Cheràn, nel Messico centrale. L’anno scorso gli abitanti del posto – anche qui in maggioranza indigeni – hanno deciso di auto organizzarsi per combattere la deforestazione illegale messa in atto dalla criminalità organizzata. I cittadini si sono sostituiti ad una polizia corrotta e inefficiente fino a diventare un punto di riferimento in fatto di sicurezza. Il consiglio comunale di Cheràn non ha potuto fare altro che consentire questa forma di autodifesa popolare adottata dalla comunità.

A creare i tribunali popolari di Ayutla è stata la Uniòn de pueblos y organizaciones del estado de Guerrero (Upoeg), un’organizzazione che riunisce le comunità indigene della Costa Chica. L’esistenza di gruppi parastatali che garantiscono la sicurezza pubblica, organizzati in ronde e forze di sicurezza comunitarie, è comune in questa zona del Messico invasa dai cartelli del narcotraffico e quasi dimenticata dallo Stato. Qui la polizia comunitaria è nata nel 1995 a Santa Cruz del Rincòn nella regione del Montana de Tlapa, una delle più povere dello Stato. La celebrazione dei processi popolari rappresenta però una novità assoluta per lo stato di Guerrero e il fenomeno si sta rapidamente estendendo anche ad altri comuni della Costa Chica i cui abitanti sono esausti dell’alto tasso di criminalità che non consente loro una vita dignitosa.

I criminali sottoposti a giudizio non sono solo i membri dei cartelli della droga ma anche uomini delle forze dell’ordine statali, spesso indagati per abusi di potere e violazioni dei diritti umani. Il leader dell’Upoeg, Bruno Placido Valerio, ha chiesto addirittura il ritiro dell’esercito federale dal comune di Ayutla e dalle zone circostanti. Valerio ha assicurato che la polizia comunitaria è già attiva in più di cento comunità di Guerrero, con un numero di membri superiore alle 100 unità capaci di garantire uno standard di sicurezza adeguato.

Il diritto di queste comunità di organizzare forme di autodifesa, per il momento tollerato dalle autorità, non è riconosciuto legalmente. Il governo messicano vuole evitare che i tribunali popolari sottraggano allo Stato un potere fondamentale come quello giudiziario. Secondo Renè Ornelas, ricercatore della Universidad nacional autonoma de Mexico, “per risolvere il problema della sicurezza in Messico è necessario eliminare la sfiducia verso istituzioni e forze dell’ordine ed epurare dalla politica la crescente presenza del crimine organizzato”. Un compito che spetterà al neoletto presidente Pena Nieto, dopo la gestione di ferro in tema di sicurezza del suo predecessore Felipe Calderòn.

Calderòn ha applicato alla lettera i principi della famigerata war on drugs, ingaggiando una lotta senza quartiere contro il narcotraffico e dando la caccia ai cabecillas dei cartelli messicani della droga. Una politica che ha portato alla cattura dei criminali messicani più pericolosi – l’ultimo in ordine di tempo è stato il fondatore del cartello dei Los Zetas, El Lazca – ma che ha lasciato una lunga scia di sangue. Dal 2006 e 2012 si contano circa 60.000 morti, vittime della guerra tra cartelli della droga o degli scontri con i militari.

Secondo un’indagine della Ong World Justice Project (Wjp), la giustizia penale, quella civile e lo Stato della sicurezza in Messico sono tra le peggiori del mondo. Dei 97 paesi considerati, il Messico è al 91° posto per la qualità del suo sistema penale e dell’ordine pubblico e all’87° per quella del sistema civile. Tra i diciotto paesi latinoamericani analizzati dalla Wjp, solo il Venezuela ha fatto peggio mentre Cile e Uruguay hanno ottenuto migliori risultati. Più del 50% dei detenuti delle carceri messicane scontano pene per reati di lieve entità e la maggioranza appartiene alle classi più povere della popolazione. L’impunità dei colletti bianchi è diffusa e le forze dell’ordine tendono a trascurare delitti di particolare efferatezza come omicidi, sequestri e stupri.

Anche i dati sulla corruzione non sono confortanti: il Messico si posiziona al 74° nella classifica dei paesi più corrotti del mondo. Il fenomeno della corruzione non risparmia nessuno, dal mondo politico alle forze armate, ed è aggravato dall’impunità diffusa di cui godono i colpevoli.Il problema endemico della giustizia messicana è la debolezza dei sistemi di indagine, la discriminazione continua contro le minoranze, la corruzione diffusa tra i giudici e i pubblici ufficiali e la violazioni del diritto al giusto processo degli imputati.

Per il momento il caso di Ayutla e dei tribunales del pueblo resta in sospeso. Il governatore di Guerrero, Angel Aguirre Rivero, ha presentato un progetto di legge federale ancora da discutere che prevede la creazione della Comisiòn para la paz de desarollo de los pueblos indigenas, un organo che dovrebbe regolare l’attività della polizia comunitaria e impedire che si celebrino processi per delitti non previsti dalla legge federale messicana. La politica nazionale si divide tra chi tollera l’esistenza della giustizia popolare e chi è preoccupato per un fenomeno che potrebbe interessare altri Stati del Messico e delegittimare completamente lo Stato. “Se non si abbatte la povertà, il caso di Ayutla potrebbe avere altri emuli” ha precisato il governatore Aguirre.

La Commissiona nazionale dei diritti umani messicana (Cndu) ha definito intollerabile l’esistenza di organi di autodifesa parastatale e ha aperto un’indagine sull’operato dei tribunali popolari e su eventuali omissioni delle autorità federali. Con un comunicato ufficiale, la Commissione ha sottolineato che l’articolo 17 della Costituzione messicana stabilisce che nessuno può farsi giustizia da solo né esercitare violenza per far valere i propri diritti. Una norma che i cittadini dello stato di Guerrero non sono più intenzionati a rispettare.

COMUNICAZIONE IMPORTANTE PER I SOVRANI

1. INVITIAMO TUTTI I SOVRANI, che hanno già inserito la propria adesione sul form di questo sito per ricoprire le varie cariche degli Istituti del Tribunale e della Guardia Popolare, a voler ricompilare il form se intendono anche candidarsi alle cariche del Collegio Direttivo. Ci scusiamo per l’inconveniente ma questo piccolo impegno da parte vostra consentirà di gestire al meglio le fasi successive da parte degli attuali incaricati. All’inizio qualche svista è sempre da mettere in conto!

2. IL SOVRANO CHE INTENDE avviare il Tribunale nella propria città, può farne richiesta scritta contattando la Sede del Tribunale di Oristano (OR), all’indirizzo e-mail segretario.corte@ariki.org o per posta ordinaria all’indirizzo di C.so Umberto 69 della medesima Città (C.A.P. 09170), allegando formale richiesta firmata da tre Sovrani dichiarati, allegando una copia della Dichiarazione di Sovranità di ciascun firmatario.

Ringraziamo tutti per la gentile collaborazione.

Il Collegio Direttivo

Dichiarazione di Sovranità Individuale

In questo articolo trovate, in calce, i link per poter scaricare tutti i Moduli per la Dichiarazione di Sovranità Individuale, necessaria, dopo la procedura di notifica, per aderire al Tribunale Popolare, in qualità di Giurato di Corte e/o alla Guardia Popolare, o ancora in qualità di Giudice (la dichiarazione non è necessaria per la sola funzione di Giudice). Le copie necessarie sono indicate all’inizio di ogni link, di cui una è per uso personale. In ultimo trovate le istruzioni di compilazione. Passato il termine di scadenza e ricevute indietro le cartoline di ritorno, sempre su questo sito, potete iscrivervi alle varie figure previste, compilando il relativo form, il cui accesso è sulla colonna di destra di questa pagina. Chi volesse anche i documenti e le targhe Sovrane può farne richiesta tramite la e-mail documenti.rsg@libero.it

2 copie Lettera di accompagnamento Dichiarazione

4 copie Dichiarazione di Sovranità Individuale

2 copie Declaration of Individual Sovereignty

2 copie Atto sostitutivo di Notorietà in bianco

Istruzioni compilazione